Rosicatio non petita, dentatio manifesta

CONVERSAZIONE 1:

“Buongiorno”

“Lo sai che al Nano è spuntato il suo primo dentino”

CONVERSAZIONE 2:

“Come stai?”

“Lo sai che al Nano è spuntato il suo primo dentino”

CONVERSAZIONE 3:

“Quando ci vediamo?”

“Lo sai che al Nano è spuntato il suo primo dentino”

CONVERSAZIONE 4:

“Allora, per Natale come vi siete organizzati?”

“Lo sai che al Nano è spuntato il suo primo dentino?”

CONVERSAZIONE 5:

“Ti piace il mio nuovo cappotto?”

“Lo sai che al Nano è spuntato il suo primo dentino?”

CONVERSAZIONE 6:

“A mia figlia è spuntato il secondo dentino”

“Ho visto una bella borsa, mi accompagni a comprarla?”

MORALE:

I dentini del proprio figlio esercitano su noi mamme un fascino pari solo in parte a quello delle loro cacche. I dentini dei figli delle altre ci fanno rosicare!

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Cari coetanei

La mia mamma mi vuol far credere che i bambini quando compiono otto mesi, proprio come me oggi, iniziano a dormire tutta la notte e un po’ pure il giorno, non piangono più nemmeno una volta al giorno, passano il tempo a dare i bacini alla mamma e a prendersi i suoi abbracci e non vogliono più stare in braccio.

Secondo me la mia mamma dice tante bugie e fra un po’ mi dirà anche che Babbo Natale esiste. Anche le vostre mamme sono bugiarde come la mia?

A me piace immaginarla così

La scatola dei desideri

Ad Enrica Tesio non si può resistere. Il suo blog tiasmo è un concentrato di genialità e risate ma anche di tante verità. Questo si deduce anche dal fatto che dalla notizia che il governo finlandese dona ad ogni neonato una scatola di cartone pieno di vestitini, prodotti per l’igiene e libri che ha fatto il giro dei nostri social in questi giorni, lei abbia tratto un post speciale. Che è rimbalzato in maniera divertente in altri blog di mamme e non che hanno risposto a lei e alla sua lista ideale di cose da mettere nella scatola da donare ad un bambino italiano.

Sarà che è dai tempi di High Fidelity che nutro una certa compulsione per classifiche ed elenchi, sarà che, deformazione professionale, mi piace leggere come la stessa notizia viene trattata da cervelli diversi, ho voluto anch’io “partecipare” con la mia scatola ideale.

Io nella scatola da regalare ad un neonato italiano metterei:

– un biglietto aereo per andarsene dall’Italia se le cose non migliorano;

– uno zaino per partire comunque vadano le cose che a viaggiare ci si guadagna sempre;

– “Un Uomo” di Oriana Fallaci e “Cent’anni di solitudine” di García Márquez;

– la ricetta della pasta al pomodoro di mia mamma;

– una copertina che profuma del bucato della mia mamma (perché è talmente buono che piacerebbe a chiunque);

– una bottiglia di vodka ghiacciata per quando sarà grande;

– il Piccolo principe pop-up;

– la ricetta dell’autostima se riesco a rintracciarla nel frattempo;

– la colonna sonora di “Into the wild”;

– una borsa dell’acqua calda che può usare sia per scaldarsi che rivendere al mercato dell’antiquariato;

– il dvd de “Gli Aristogatti”;

– guanti morbidi e caldi;

– tutti e sette gli Harry Potter;

– un tubetto di Crystal Ball;

– una scorta di autoironia che quella nella vita fa sempre comodo.

Bambino-in-scatola

E voi, voi che mettereste nella scatola di un bambino italiano?

Il suo primo Natale

Io non sono il Grinch, anzi. A me il Natale piace e piace tanto. E soprattutto mi piace passare il Natale in famiglia a mangiare, giocare a carte, guardare film visti e rivisti fotocopiata al divano in tuta e pantofole. O perlomeno tutto questo mi piaceva fino all’anno scorso: quella sensazione di trascorrere giorni senza tempo, caldi del calore dei sorrisi, morbidi della morbidezza degli abbracci e felici della felicità di chi si incontra ogni anno, stesso bar. Quest’anno invece c’è quel: “E questo sarà il suo primo Natale” buttato là da più fronti che all’inizio mi faceva quasi intenerire, ora inizia a suonare come una minaccia. Se chiudo gli occhi vedo la faccia di nonna1 che  dice: “quindi quest’anno passeremo tutti insieme il suo primo Natale” mentre sento la voce di nonna2 che esclama: “dobbiamo iniziare ad organizzarci che questo sarà il suo primo Natale insieme“.

Ora, tralasciando che nonna1 e nonna2 abitano a quasi 150 chilometri di distanza, quello che m’inquieta di più è quell’insieme buttato là con noncuranza da entrambi le genitrici. Insieme chi? Mica vorranno dire insieme a quei duecentotrentasei parenti miei, i quali si fanno riconoscere come tali solo a Natale, più i duecentotrentasei parenti del Coinquilino che è il primo Natale del Nano e tutti vorranno vedere quant’è bello/grasso/vivace/intelligente/dolce/ruffiano/lagnoso/vispo, divisi per due regioni e un tot di pranzi, cene e merende che nei jeans pre-nano non ci rientro nemmeno nel 2025.

Parenti che si presenteranno tutti con pacchi e pacchetti che è il primo Natale del Nano chissà che effetto gli fa ricevere tutti quei regali. Ecco, ve lo dico io con un certo grado di sicurezza, il Nano i pacchetti, qualsiasi cosa contengono, se li vorrebbe magnare. Pacchi e pacchetti che una volta scartati andranno a sostituire il divano in casa dato che il risicato spazio che avevamo è stato già abbondantemente colonizzato dall’armamentario nanesco.

Questo sarà il primo Natale del Nano, il mio primo Natale che non  passerò a dormire tutto il giorno salvo rare pause utilizzate per ingozzarmi di Zanzibar e pandoro.

Da. Soli.

Siamo riusciti, io e il Coinquilino, a fare una di quelle cose che ci si propone di fare all’inizio della gravidanza, quando ancora: “certo che continueremo a partire da soli, figurati se un figlio può essere da ostacolo“. Le cose, manco a dirlo, sono molto più complicate di come apparivano ma alla fine grazie ad un sapiente incastro di nonne, chilometri e ferie, abbiamo chiuso la valigia e siamo partiti per un weekend senza il Nano.

Eccitata come una bambina ho lasciato il Nano che dormiva, chiuso la porta dietro di me, alzato la musica a palla in macchina, percorso più di mille chilometri in tre giorni e imparato che:

per quanto entusiasmante si possa prospettare il weekend, c’è una cosa su tutte alla quale tu penserai ininterrottamente e per la quale sacrificheresti qualsiasi mostra, ristorante, spiaggia, negozio, monumento o cocktail: dormire. E se è dormire che desideri più di ogni altra cosa puoi anche evitare di fare tutti quei chilometri.

niente al mondo ti fa godere di più di svegliarti alle 11 senza nessuno che frigna e nessun biberon da preparare prima che sia riuscita ad aprire gli occhi. Niente al mondo.

se vieni da i primi 8 mesi da mamma e hai un assoluto bisogno di rilassarti, evita di scegliere come meta dove passare il tuo weekend una città caotica e affollata: le terme sotto casa andranno benissimo.

il Nano non è con voi ma se nelle prime 12 ore vi limiterete a sorridere sognanti in direzioni di tutti gli altri bambini che incontrerete, dopo 24 ore uno dei due, guardando un orso bruno di peluche a dimensioni naturali, pronuncerà la fatidica frase: “chissà quanto sarebbe piaciuto al Nano” e dopo 48 ore vi ritroverete senza sapere come a far vedere le foto di vostro figlio alla receptionist dell’albergo.

il senso di colpa è latente, subdolo e lavora sul vostro inconscio senza che voi ve ne accorgiate. Ergo la prossima volta lascio  il portafoglio a casa dato che sono riuscita a spendere 15 euro per un bavaglino (bello, eh), comprare il suddetto orso bruno di peluche a dimensioni naturali, entrare da Zara Home e uscire con inutilità di ogni tipo firmate: “chissà quando le vedrà il Nano“…

tanto o poco che sia il tempo che passerete “in vacanza” non vi basterà mai e disfatta la valigia gli effetti benefici spariranno dopo la prima notte di nuovo nel ruolo di mamma. E avrete voglia di un altro weekend da. soli. subito.

teddy bear

Lui è il nostro nuovo coinquilino, l’orso bruno di peluche. Probabilmente dato il risicato spazio in cui abitiamo, prima che sia troppo tardi e il Nano si affezioni, gli metteremo un cappello rosso e lo appenderemo alla ringhiera del terrazzo