Dieci minuti. Ovvero il gioco del cambiamo posizione

palloncino rosso

Un Nano di sette mesi scandisce la tua vita in blocchi di 10 minuti.

– 10 minuti per preparare il latte la mattina mentre lui sembra si stia affogando con le sue lacrime nell’altra stanza;

– 10 minuti per cambiarlo e vestirlo;

– 10 minuti giochiamo seduti nel seggiolone. Lui butta i giochi a terra e io li raccolgo;

– 10 minuti piange;

– 10 minuti sta in braccio;

– 10 minuti piange;

– ora 10 minuti  guardi l’ape Maya!

– 10 minuti per preparare la pappa, un minuto e mezzo per vomitarla addosso a lui e a me;

– 10 minuti dorme. E tu ti illudi, fai finalmente pipì, ti siedi, accendi il pc, scarichi le email e niente, sono passati i 10 minuti;

– 10 minuti di contorsioni sul fasciatoio perché non vuole farsi cambiare ma ce n’è bisogno, eccome se ce n’è bisogno;

– 10 minuti giochiamo sul tappetone;

– 10 minuti piange;

– 10 minuti sta in braccio;

– 10 minuti piange;

– 10 minuti sta in braccio;

– 10 minuti piange;

– 10 minuti sta in braccio;

– 10 minuti piange;

– 10 minuti sta in braccio;

– 10 minuti mi illudo che i suoi tentativi di mangiarmi siano bacini;

– 10 minuti di pernacchie sulla pancia;

– 10 minuti sta in braccio… così fino a sera.

E no, i 10 minuti di sacrosanti cazzi tuoi nella giornata tipo non sono contemplati!

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4 thoughts on “Dieci minuti. Ovvero il gioco del cambiamo posizione

  1. io, tempo fa, ho scritto questo:

    LA MIA VITA A QUARTI D’ORA

    Negli ultimi due mesi io ho imparato che:

    dopo 15 minuti di travaglio sapevo già che questo sarebbe stato il mio primo e ultimo figlio.

    È stato ingenuo da parte mia pensare che con 15 minuti di spinte sarei riuscita a farlo nascere.

    I primi 15 minuti della sua vita sono stati una sorgente improvvisa di gioia pura ed essenziale.

    I successivi 15 minuti li ho passati a cercare quel famoso libretto di istruzioni di cui tutti parlano ma che nessuno mai trova.

    Poi siamo arrivati a casa e ho imparato che:

    con un po’ di allenamento, 15 minuti del suo sonno possono valere come 15 ore in cui riesco a nutrirmi,lavarmi, cambiarmi e magari fare una lavatrice, tanto per dimostrare ad un’invisibile platea che ho ancora tutto sotto controllo.

    15 minuti del mio sonno,invece, sono preziosi come 15 pepite d’oro ma volano via come fossero 15 secondi.

    E poi ho imparato che 15minuti del suo pianto disperato pesano come 15 anni di dolore e dopo che finalmente si è calmato, passo 15 minuti a vegliarlo, indecisa tra la voglia dimettergli una mano sul torace per controllare che respiri e il terrore che si risvegli.

    Quando, alla fine, siamo anche usciti di casa ho imparato che i 15 minuti che separano l’autogrill in cui non mi sono fermata perché “tanto sta tranquillo, non ha fame” e quello successivo in cui “cazzo, dov’è il biberon? Cazzocazzocazzo”, ecco quei 15 minuti non vale la pena viverli.

    E ora che i due mesi sono passati, esistono, finalmente, 15 minuti di veglia in cui mio figlio non ha bisogno di essere nutrito, lavato o cullato ma solo guardato mentre sorride, gorgheggia e cerca, inutilmente, di infilarsi il pollice in bocca.

    il concetto non cambia, credo, la stanchezza infinita neppure.

  2. Poi arriveranno i 20 minuti, la mezz’ora, l’ora intera etc etc etc…e poco cambia da certi punti di vista, da altri invece ti ritrovi in un altro mondo! 😉

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