Venezia, non chiamatela vacanza

Io sono testarda, una gran testarda. Devo fare di testa mia sempre anche quando, soprattutto quando, gli altri mi sconsigliano vivamente. Ora, qualcuno aveva provato a farmi ragionare sulle difficoltà oggettive che una città come Venezia pone di fronte a una mini vacanzina con nano di 5 mesi ma io, testarda, non ho voluto sentire ragione. Forte della convinzione che niente deve cambiare troppo, che va bene qualche rinuncia ma senza esagerare, che si può essere mamma in maniera “sportiva” (come ho sempre definito la mia volontà di conservare le buone abitudini in fatto di aperitivi e uscite), ho deciso che non m’importava e che, nano o non nano, a Venezia e alla Biennale d’arte ci sarei andata lo stesso.

Venezia è un città che adoro, credo che in qualche modo sia il più fantasioso parco giochi a cielo aperto esistente e soprattutto mi piace tanto respirare l’atmosfera viva e coinvolgente della Biennale. L’ultima volta a Venezia è stata una delle prime volte fuori col mio attuale coinquilino: un’uscita tra amici tra spritz, cene fuori, interminabili passeggiate e mostre, esposizioni, foto, chiacchiere e ancora spritz. Credo che in realtà mi sia innamorata di lui propria a Venezia che è tanto un luogo comune ma alla fine basta non confessarselo.

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Venezia è una città impossibile se hai un bambino piccolo: scomoda, umida, piena di barriere architettoniche e di zanzare e di turisti. Difficile da visitare, difficile da vivere. Insomma, tutte le cose che mi hanno sempre affascinato di questa città sono di colpo diventati degli ostacoli. La Biennale stessa mi è sembrata noiosa e senza brio. È stato tutto difficile, tutto troppo stancante e stressante.

Nessuno ha avuto colpe, né la mia piccola pulce che ha dovuto sopportare ritmi e orari non adatti a lui, né Coinquilino che ha sopportato dignitosamente, senza buttarmi in nessun canale, il mio nervosismo, né io che ho passato due notti in bianco in una stanza d’albergo e ho allattato nei posti più improbabili. Credo che la colpa sia da attribuire al fatto che per quanto non volessi cedere allo sconforto in vacanza solo in questi giorni ho realizzato che una mamma non va in vacanza! Mi sento una fotocopia di luoghi comuni nello scrivere ‘sta cosa qua ma io sono mamma ora e lo sono per la prima volta quindi concedetemi di scivolare in qualche ovvietà.

Io non lo so come si fa: io ci provo e ci riprovo a conservare un po’ di me com’ero ma tutto sembra portarti a fare i conti col fatto che le cose sono cambiate e che no, non posso più essere quella di prima. Anche se quella di prima mette davanti a tutto quello che ha ora. Sembra che non ci sia possibilità di coniugare il prima e il dopo, sembra che l’unica via sia quella di abbassare la testa e piegarsi alla nuova vita, ai nuovi orari, ai nuovi doveri ai quali non ho mai detto di no ma ai quali vorrei conciliare un po’, solo un po’, di leggerezza. Venezia è stato un fallimento, non ho rinunciato a fare quello che volevo ma al caro prezzo di non godermi neppure un minuto di quello che ho fatto. Mi sto facendo l’idea che non tutti i posti sono declinabili ai bambini piccoli e che è meglio fare meno ma meglio, magari lasciando i piccoli se se ne ha la possibilità. Però è solo un’idea e potrei presto rivederla.

Ad avallare questa idea la rafforzata consapevolezza che nessuna struttura (o quasi) in questo Paese è all’altezza di una coppia giovane che viaggia con un bambino piccolo. Avevo letto di questa Family Area all’interno della Biennale e invece lo spazio che, da quello che avevo capito doveva essere una specie di confort zone per mamme e bambini anche molto piccoli, era chiuso, luci spente e nessuno all’interno. Carina l’idea del noleggio gratuito dei marsupi e dei passeggini all’interno dell’Arsenale peccato che i passeggini a disposizione sono quelli ultraleggeri, con la seduta non reclinabile cioè praticamente inservibili se hai un figlio di 5 mesi che ancora non sta seduto da solo. Noi siamo partiti dall’albergo col solo marsupio con l’idea di affittare il passeggino per scoprire, una volta là, che non li noleggiavano a bambini sotto i sei mesi. Morale della favola abbiamo tenuto il povero Pietro tutto il giorno nel marsupio e in braccio e io ho un urgente bisogno di qualcuno bravo, ma molto bravo, che mi riassesti la schiena!

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Per il resto in bagno ho trovato un fasciatoio, almeno quello, nemmeno troppo messo bene. E a pensare che due anni fa non ho fatto altro che ripetere quante belle coppie giovani erano lì con i figli rilassati, belli e sorridenti. Probabilmente erano delle comparse messe ad hoc per contrastare il calo delle nascite… Devo dire però per dovere di cronaca che data la fatica e la nostra precaria organizzazione non sono stata ai Giardini quindi quello che ho scritto si riferisce solo alla situazione dell’Arsenale.

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Qualcuno di voi c’è stato? Com’è la situazione da quelle parti?

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4 thoughts on “Venezia, non chiamatela vacanza

  1. Sono stata alla Biennale con la mia bimba due anni fa,quando aveva appena otto mesi…rilassate,belle e sorridenti…e non eravamo delle comparse!!!
    Le strutture dovrebbero agevolare, sta poi alle persone sapersi adattare!

    • Infatti. Anch’io ho notato tante mamme e papà con bimbi dall’aria divertita. Il problema è che il mio aveva solo 5mesi e che io ho sottovalutato la fatica che ne poteva derivare.

  2. Io ho sempre notato come i pupattoli sorridenti e rilassati siano inevitabilmente quelli degli altri. La kowsky solitamente è quella che urla, e noi la coppia che si vorrebbe teletrasportare altrove. È anche poi per questi che noi la prima estate di vita della kowsky, le vacanze, le abbiamo proprio proprio saltate….ahimé.

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