Non chiamatemi mam…

Se un anno fa, in piena estate, me l’avessero pronosticato io mi sarei, in maniera molto femminile, grattata. La mia estate l’anno scorso era una cosa del tipo birretta, mojito, festicciole, birretta, aperitivi, vino bianco e pure un po’ di rosso, cene, lunghissime dormite,  spritz, birretta e programmare qualche weekend al mare (un viaggetto l’avevo fissato per l’autunno). L’unica preoccupazione era la mia condizione di precaria anche se, tutto sommato, un lavoro mezzo figo ce l’avevo pure.

E ora? Ora a due giorni da ferragosto sono ostaggio di un nano di quattro mesi, in una delle pochissime regioni italiane senza mare a farmi dose massicce di burro d’arachidi come unica consolazione per le mie endorfine. Beh in realtà in casa campeggia anche un vasetto di amarene sciroppate, nutella e biscotti al burro che sono diventati amici intimi  dei rotolini di ciccia regalo di una gravidanza passata a disperarmi e mangiare, ormai affezionatissimi alla mia zona ombelico. Per non parlare dello sciattume che mi si è infilato sottopelle trasformandomi in una specie di casalinga disperata dai contorni hard, gentile concessione dei topless pro allattamento che ormai mi concedo anche per rispondere al telefono.

E io che a un figlio proprio non ci pensavo che, forse, un figlio manco lo volevo perché a 29 anni i mie programmi erano gli aperitivi delle 19 e le cene del venerdì, ma anche quelle del lunedì, del martedì e del mercoledì, i weekend fuori a vedere mostre e i concerti da non perdere. Il programma era anche di fare ancora un po’ di gavetta prima di scrivere sette libri e collaborare con almeno tre testate importanti. Io che alle coppie con un figlio guardavo con un’aria di superiorità mista a compassione. Invece un figlio è arrivato, si chiama Pietro, è un morbidissimo batuffolo di ciccia e richiede una fatica e una scorta di energie che io personalmente non credo di avere. Quando ero incinta non sono mai riuscita a pronunciare la parola mamma per intero e, anche adesso, alla seconda m, mi muore in gola.

Ma cerco di non pensarci, che quando lo faccio  mi caccio da sola in vortice di paranoie e brutti pensieri, cerco di pensare che comunque la mia vita ora contempla l’uomo che amo e un nanerottolo tutto da mordicchiare. Pensieri positivi che mi concedo nei rari momenti nei quali non mi viene l’istinto di mettere il nano in una cesta e riportarlo a mia madre con un biglietto che dice più o meno: “te l’avevo detto io che non era il caso” e di tornare alla mia spensierata (e molto alcolica) giovinezza. Momenti rari ai quali ho bisogno di legarmi saldamente e che ho deciso di mettere nerosubianco per prolungare l’effetto, per farmi sentire meno madre snaturata quando li rileggerò, per avere qualcosa da fare tra “una poppata e l’altra”, perché posso sempre dire che è lavoro. E se lavoro ho la scusa per smollare il nano a qualcuno.

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12 thoughts on “Non chiamatemi mam…

  1. Fantastica… Continua!
    P.s. Io lo volevo un figlio ma ogni tanto quando sono devastata dalla stanchezza mi viene da urlare “ma chi m’ha cecato a me?!”.

  2. A parte l’età (qualche anno in più dei tuoi) e che alla vodka ho sempre preferito il rum (di cui mantengo una piccola scorta le caso in cui, improvvisamente le mie tette smettessero di produrre latte), per il resto anche la mia estate 2012 e’ stata molto simile alla tua e quando al mio rientro dal Salento quella striscia rossa è fatalmente apparsa x un attimo si è fermato il cuore e, guardando mio marito negli occhi, ho detto “…e mo’??” Da li’ addio alle sigarette, ai coca e rum, ai mojto, alla taglia 42 ed altro ancora. Oggi festeggio, con questo impiastro scoppiettante sulle ginocchia, un anno di vita sana…, ma vi prego non passatemi vicino con un piatto di sushi e un Cuba libre!!!

  3. ahahahha…come mi rivedo…la nana è arrivata per scelta…nel senso che io e il mio sant’uomo ci siamo detti “proviamoci”…mica pensavamo che ci avremmo imbroccato al primo colpo…e invece eccoci qui con una nanetta che di notte non ci fa dormire ma che di giorno sforna una serie di facce da cartone animato furbo…e io che tra 4 giorni compio trent’anni e mai avrei pensato di non potermi sbronzare finoa perdere i sensi…continuo a leggere il tuo viaggio…che fin qui sembra molto simile al mio ( e un pò questo mi consola…)

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